p 181 .

Paragrafo  8  . La Restaurazione nello Stato pontificio  e  nel  regno

delle due Sicilie.


Lo Stato pontificio torn in possesso dei suoi tradizionali territori,
cio  il  Lazio, l'Umbria, le Marche, la Romagna e parte  dell'Emilia;
dovette solo cedere Avignone alla Francia.
     I  propositi  di  restaurazione moderata del cardinale  Consalvi,
segretario di stato di papa Pio settimo, furono realizzati solo  molto
parzialmente,  a  causa  della  decisa  opposizione  delle  forze  pi
conservatrici, in particolare della Compagnia di Ges e dei cosiddetti
"cardinali  zelanti", sostenitori di una restaurazione  integrale.  Il
potere  politico  torn ad essere esercitato in gran  parte  dall'alto
clero,  che  concentr  nelle  sue  mani  le  cariche  pubbliche   pi
importanti, e dalla vecchia nobilt feudale dei proprietari terrieri.
     Tale   restaurazione   suscit  l'opposizione   della   borghesia
terriera e commerciale, il cui peso economico e politico era aumentato
durante  l'et  napoleonica, soprattutto nei territori  economicamente
pi avanzati, cio nelle Marche costiere, nella Romagna e nell'Emilia.
     Sul  trono  del  regno delle due Sicilie torn, con  il  nome  di
Ferdinando  primo,  re  Ferdinando  quarto  di  Borbone,  che  durante
l'occupazione  francese  del regno di Napoli era  vissuto  in  Sicilia
sotto la protezione austriaca e inglese.
     Rientrato  a  Napoli, il sovrano inizi un'opera di restaurazione
integrale  e di repressione vendicativa nei confronti di tutti  coloro
che avevano sostenuto Giuseppe Bonaparte prima e Gioacchino Murat poi.
La  sua  azione  fu interrotta per dall'intervento diplomatico  delle
potenze straniere, soprattutto dell'Austria, che la considerava  causa
di  pericolosi  contrasti  politici e sociali.  Si  decise  dunque  di
mantenere  alcune riforme introdotte durante l'occupazione francese  e
si  tent  di  favorire la collaborazione tra murattiani  e  borbonici
nell'esercito e nell'amministrazione pubblica.
     L'adozione di una politica pi moderata non fu comunque in  grado
di eliminare i fattori di instabilit. Gli intellettuali, i funzionari
civili  e  militari  e  gran parte della borghesia  aspiravano  ad  un
sistema  politico  pi aperto e liberale, per altro  gi  sperimentato
durante  l'occupazione  francese. Il  malcontento  era  diffuso  anche
presso l'aristocrazia terriera, colpita dal mantenimento delle riforme
antifeudali,  che  le impedivano di recuperare pienamente  le  antiche
posizioni di potere. La convivenza di murattiani e di borbonici  nella
burocrazia  e nell'esercito, invece di favorire la formazione  di  una
classe  dirigente  ben  amalgamata, era  inoltre  causa  di  reciproca
diffidenza. L'unione del regno di Sicilia al regno di Napoli,  cui  si
accompagn  l'abrogazione  della Costituzione  che  il  sovrano  aveva
concesso  alla  Sicilia  nel  1812  su  pressione  degli  inglesi,   e
l'accentramento  a  Napoli  delle  principali  istituzioni   pubbliche
suscitavano,  specialmente a Palermo, privata delle  sue  funzioni  di
capitale, il malcontento di una parte notevole della nobilt  e  della
borghesia favorendo la diffusione di tendenze separatiste.
